Questioni sul libro “I neuroni a specchio” di Marco Iacoboni

Gentile collega,

sono uno psichiatra clinico e psicoanalista e mi occupo, tra altro, di riabilitazione di pazienti psichiatrici adulti accolti in strutture residenziali. Ho recentemente letto il Suo libro tradotto in italiano con il titolo “I neuroni specchio”, per il quale mi complimento vivamente, vuoi per la scrittura estremamente chiara, vuoi per l’impegno di ricerca che testimonia.

Mi permetto di formulare una questione in relazione al comportamento di imitazione e in particolare all’aggressività e alla violenza che potrebbero essere indotte o facilitate e incrementate dall’esposizione alla visione di azioni violente.

Il percetto generato da tale comportamento consiste infatti di un’azione esplicata da un soggetto il cui effetto raggiunge un altro soggetto, in modo tale che colui che assiste è sì esposto al rispecchiamento nell’azione dell’agente, ma contemporaneamente anche all’effetto di tale azione sul soggetto che ne è vittima.

Considerando la doppia esperienza di rispecchiamento, mi domando: cosa porterebbe l’osservatore a immedesimarsi con l’agente dell’azione piuttosto che con colui che la subisce? In questo caso, infatti, potremmo supporre che il soggetto che assiste sia posto di fronte a un‘alternativa: immedesimarsi empaticamente nella vittima (e orientarsi all’evitamento dell’azione violenta) versus immedesimazione nel soggetto agente (e orientarsi all’acquisizione della violenza).

Si potrebbe supporre che dirimente sia il legame emotivo con l’uno piuttosto che con l’altro, e pertanto potrebbero originarsi reazioni diametralmente opposte qualora, poniamo, l’adulto di riferimento picchia uno sconosciuto rispetto al caso opposto, in cui uno sconosciuto picchia l’adulto di riferimento. Ma, anche in questo caso, la situazione potrebbe complicarsi qualora entrambi gli attori fossero emotivamente significativi per il soggetto che assiste (ad esempio il papà che picchia la mamma o viceversa). (Tralascio, in questo caso, di prendere in considerazione gli stadi dello sviluppo libidico raggiunto (il mio riferimento è l’Edipo), con le correnti di identificazione/opposizione e amore/odio che potrebbero portare a identificarsi o differenziarsi con/dal uno o l’altro dei protagonisti di questa particolare scena).

Sono perfettamente consapevole che il comportamento umano risulta dall’integrazione di ulteriori fattori estremamente complessi, difficilmente riducibili a un disegno sperimentale, ma nonostante ciò e pur ammettendo che tali ulteriori fattori possano modulare la risultante fino a capovolgerne la direzione (in funzione del “peso” emotivo raggiunto dai singoli fattori in un determinato soggetto e in una determinata epoca), mi chiedo se i due seguenti fattori non possano giocare un ruolo preminente e in qualche modo determinato biologicamente.

Il primo di essi è l’agire rispetto al patire, ossia si potrebbe supporre che il soggetto vivente sia maggiormente determinato (anche in funzione dell’istinto di autoconservazione) a privilegiare l’acquisizione dell’azione, che permette il padroneggiamento dello stimolo. In questo caso potremmo supporre che, in primis, il soggetto si rispecchia nell’acquisizione dell’agito, mentre il rispecchiamento nel soggetto che subisce richiede elaborazioni più complesse e quindi raggiunte in epoche successive.

Il secondo fattore, immagino, potrebbe essere il genere: il soggetto esposto potrebbe essere determinato a rispecchiarsi in primis nel soggetto di cui condivide il genere (qualora gli attori della scena appartengano a generi differenti). Naturalmente anche la discriminazione del genere rappresenta uno step che immagino potrebbe essere disponibile solo da una certa epoca di sviluppo, e quindi potrebbe essere fuori causa se ci riferiamo a esperienze precoci.

Mi accorgo che sebbene avessi in animo di formulare il mio quesito nel modo più sintetico possibile, ho già oltrepassato i limiti che mi ero proposto e che probabilmente avrei dovuto rispettare per non diventare troppo invadente. Per non risultare importuno mi fermo qui; tuttavia non Le nascondo che mi piacerebbe molto e sarei molto onorato se potessi conoscere il Suo parere in proposito.

AugurandoLe di proseguire con successo quanto Le sta a cuore, Le invio cordiali saluti.

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Contesto

E-mail all'Autore, 1 luglio 2007

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Data

Lug 2007

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altro

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