Il Progetto IRTI: la casa e il territorio come luoghi dell’intervento riabilitativo. Un programma innovativo territoriale in alternativa alla residenzialità e/o per favorire la dimissione al termine dei percorsi residenziali.

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Il Progetto IRTI (Interventi Riabilitativi Territoriali Individualizzati) ha preso avvio il 1° ottobre 2005, nell’ambito dei Programmi Innovativi promossi dalla Regione Lombardia in attuazione al Piano Regionale triennale per la Salute Mentale (DGR del 17.05.2004).

È stato ideato dagli Autori a partire dall’esperienza sviluppata nel contesto di lavoro dell’Area Psichiatrica della Fondazione Cav. F. Menotti, costituita da due Strutture Residenziali accreditate, operanti da diversi anni nel campo della riabilitazione psichiatrica in provincia di Varese. La creazione e la crescita di queste due realtà residenziali avevano infatti fornito degli elementi di riflessione sull’opportunità di ampliare l’offerta riabilitativa, esportando le conoscenze maturate in tali contesti all’ambito territoriale. L’obiettivo era la ricerca di uno strumento riabilitativo flessibile che si potesse applicare alle diverse esigenze individuali e che costituisse un’innovazione rispetto alla pratica della visita domiciliare, in termini sia di specificità sia di temporalità di intervento, tanto da configurarsi come un’alternativa alla residenzialità, che permettesse al paziente di rimanere – o tornare – al proprio domicilio.

Il Progetto curato dagli Autori ha avuto una fase operativa di 22 mesi, conclusasi quando, il 31 luglio 2007, la Fondazione Menotti ha ceduto tutte le attività afferenti alla propria Area Psichiatrica ad altro ente.

Nella seguente presentazione descriveremo i principi ispiratori del Progetto, i criteri metodologici applicati e registrati, le attività svolte, i risultati ottenuti e le riflessioni che sono scaturite dall’attuazione della sperimentazione.    

Metodi e Attività

Caratteristiche generali del Progetto

Il Progetto IRTI ha realizzato Interventi Riabilitativi Territoriali Individualizzati a favore dei pazienti in carico ai Centri Psico Sociali del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi” di Varese. Gli interventi si sono indirizzati elettivamente a pazienti con disturbi psichici gravi, che richiedono programmi articolati nel tempo ed un trattamento integrato specifico, secondo l’indicazione di “presa in carico” prevista dal Piano Regionale per la Salute Mentale. Gli interventi quindi si sono realizzati come integrazione dei Piani di Trattamento Individuali, con la caratteristica innovativa di costituire progetti riabilitativi territoriali continuativi, intensivi, individualizzati e flessibili.

Il Progetto si è delineato con le seguenti peculiarità:

  • la formulazione di progetti individualizzati;
  • la regolarità della frequenza delle prestazioni;
  • la possibilità di erogare prestazioni che, a seconda dei singoli progetti, potessero avere una frequenza da settimanale a quotidiana;
  • la definizione di differenti “moduli temporali” funzionali allo svolgimento di atti riabilitativi complessi;
  • la possibilità di protrarre l’intervento presso il singolo paziente per più ore al giorno, moltiplicando i “moduli temporali” in funzione di quanto stabilito nel progetto individuale;
  • la possibilità di erogare prestazioni nei giorni festivi e nelle ore serali, secondo gli obiettivi individuati per ciascun paziente;
  • la possibilità di erogare prestazioni a piccoli gruppi di pazienti;
  • la durata semestrale dei progetti individuali, con possibilità di rinnovo;
  • l’attività di valutazione periodica, interna all’équipe IRTI e congiunta con i CPS.

Secondo quanto previsto nelle intenzioni del Progetto, l’avvio degli interventi ha trovato due diversi ambiti di partenza:

  • nella maggior parte dei casi il progetto individuale si è configurato come intervento riabilitativo in alternativa alla residenzialità, laddove esistevano le condizioni per mantenere il paziente, grazie a tale supporto, nel proprio contesto abitativo, potenziandone le risorse attraverso una gamma di sostegni riabilitativi;
  • in un numero di casi inferiore, ma significativo, il progetto ha rappresentato la prosecuzione di un programma riabilitativo che si era precedentemente svolto in una Struttura Residenziale e ha accompagnato il paziente nel percorso di reinserimento domiciliare, finalizzato a una effettiva autonomizzazione da consolidare nel tempo.
  • La riabilitazione promossa dal Progetto IRTI si è mossa flessibilmente in diversi contesti, individuati a partire dalle esigenze messe in luce dai CPS che hanno candidato i pazienti e messi a punto nel corso dell’applicazione del Progetto.

I progetti hanno dunque compreso interventi finalizzati a:

  • sostenere il paziente nel mantenimento della coesione del funzionamento dell’Io e del rapporto con la realtà, necessari per affrontare la vita quotidiana (intervento con una specifica valenza terapeutica, a fronte della minaccia di frammentazione vissuta dal paziente);
  • consolidare l’autonomia nelle basilari capacità di autogestione (cura della persona, governo della casa, gestione del budget, programmazione delle spese ecc.);
  • migliorare gli aspetti relazionali e la socializzazione, anche attraverso la partecipazione (compresa la partecipazione in piccolo gruppo) ad eventi culturali e/o ricreativi (cinema, teatro, esposizioni d’arte, attività sportive ecc.);
  • supportare e mediare i rapporti familiari e sociali;
  • favorire l’utilizzo delle risorse territoriali.

Il Progetto prevedeva che gli interventi si svolgessero principalmente al domicilio del paziente e dunque l’approccio dell’operatore doveva tener conto del contesto abitativo e familiare. L’attenzione a questi aspetti si è mostrata indispensabile per operare con accortezza nell’ambito di vita del paziente, che spesso, come è noto, deve confrontarsi con un contesto provato da difficoltà nelle relazioni.

Nei casi in cui i pazienti vivevano con dei familiari, gli interventi hanno quindi dovuto considerare la delicatezza degli equilibri presenti e il fatto che l’aiuto fornito aveva inevitabilmente delle ricadute sull’intera famiglia (si pensi ad esempio al caso di una paziente che viveva con una figlia piccola).

Molti pazienti inseriti nel Progetto vivevano invece soli e per essi ancor più gli interventi rappresentavano un momento significativo di esperienza di relazione e legame con il contesto di realtà.   

Oltre al domicilio del paziente, gli interventi si sono estesi ad altri luoghi, ritenuti opportuni o necessari per le attività di riabilitazione previste nel Progetto. L’operatore ha affiancato il paziente nei suoi spostamenti nel contesto territoriale, per facilitare lo svolgimento di attività quotidiane più o meno complesse, che avessero a che fare con le autonomie di base o con la risocializzazione.

L’affiancamento sul territorio è stato anche indirizzato a promuovere e facilitare lo scambio relazionale con altre persone e gruppi. In alcuni casi il paziente è stato sostenuto e accompagnato nell’approccio ad un’attività sportiva, o incoraggiato e affiancato nell’interesse verso eventi culturali.

L’esperienza in questo campo ha messo in luce quanto, per molti pazienti, diventasse utile incrementare gli interventi finalizzati a promuovere – come passo complementare all’affiancamento individuale e possibile grazie ad esso – l’instaurarsi di relazioni in un contesto più allargato, indirizzate a favorire l’inserimento nell’ambito sociale.

Le prestazioni IRTI: i “moduli temporali”

Posto che l’intervento riabilitativo è costituito da una sequenza sufficientemente varia e complessa di atti tendenti a stabilire una relazione di aiuto con il singolo paziente, volta a incrementare le capacità relazionali, il Progetto ha individuato differenti tipologie di interventi riabilitativi, definendo per ciascuna di esse una durata (“modulo temporale”) necessaria al compimento di quel particolare intervento.

Ciò ha costituito l’introduzione di un criterio innovativo, precedentemente assente dalle procedure operative dei Servizi e non previsto dai corrispettivi protocolli amministrativi regionali, che discosta grandemente, anche dal punto di vista formale, gli interventi erogati dal Progetto rispetto alla prassi comune delle visite domiciliari. Tale criterio risulta strettamente collegato alla necessità di dedicare al paziente il tempo occorrente allo svolgimento di atti riabilitativi complessi e articolati.

Per ogni tipologia di intervento abbiamo quindi stabilito, e applicato, una durata temporale minima, da noi indicata come “modulo temporale” della prestazione (v. tabella n.1, in cui sono riportate le principali caratteristiche dei “moduli”, riferiti sia alle attività con i pazienti, sia alle attività di riunioni).

Ogni intervento con il paziente si è, inoltre, potuto protrarre di volta in volta, in coerenza con la sua valenza riabilitativa, per uno o più moduli temporali consecutivi. 

Nell’ambito delle prestazioni specificate dalla D.G.R. n.6/37597 del 24 luglio 1998, il Progetto prevedeva di poter erogare ogni tipologia che si rendesse utile per il raggiungimento degli scopi riabilitativi individuali. Le prestazioni maggiormente utilizzate, sulla base delle esigenze dei singoli progetti, sono risultate, nel periodo di operatività da noi considerato, quelle riferite ad interventi sulle abilità di base, interpersonali e sociali e ad interventi di risocializzazione. Gli interventi sono stati nella maggior parte dei casi di tipo individuale, anche se in una percentuale minore, ma significativa, è stato utile introdurre degli interventi di gruppo.

Tab. n. 1 – Tipologia degli interventi e loro moduli temporali

L’équipe IRTI e la sua attività

Il Progetto ha svolto il proprio lavoro attraverso un’équipe ad esso dedicata, che al 31 luglio 2007 risultava composta da un educatore, da un tecnico della riabilitazione psichiatrica e da un ASA, oltre che da un coordinatore (educatore con funzione organizzativa, che talvolta ha affiancato l’operatore in momenti particolari del lavoro con i pazienti). L’équipe era completata da due psichiatri (il Responsabile dell’area psichiatrica della Fondazione e il Responsabile scientifico del Progetto) con ruolo di progettazione, di supervisione clinica e di supporto agli operatori. I medici non svolgevano interventi diretti sui pazienti, per esplicita intenzione del Progetto.

La prima fase per la costituzione dell’équipe è stata la selezione del personale, secondo i criteri stabiliti dalla direzione scientifica del Progetto. La scelta si è mossa innanzitutto nell’ambito del personale già operante nelle SR dell’Area psichiatrica della Fondazione, con esperienza pluriennale di riabilitazione psichiatrica. In seguito, si è allargata a nuovi operatori, provenienti da formazione specialistiche. La scelta degli operatori si è rivelata un passaggio delicato, poiché si dovevano individuare persone idonee a sostenere, in una situazione non protetta, un rapporto individuale intenso, sia per le caratteristiche temporali degli interventi, sia per il coinvolgimento emotivo proprio delle relazioni personali con i pazienti. Anche gli operatori più idonei, per esperienza e formazione, sono stati infatti messi alla prova da tale impegno ed hanno attraversato inevitabili momenti di difficoltà. In questo è stato fondamentale il lavoro di supporto e di supervisione, realizzato attraverso momenti estemporanei di scambio, su sollecitazione delle difficoltà incontrate quotidianamente, e attraverso momenti istituzionali di riunione dell’équipe. Le riunioni, con la presenza di tutti gli operatori e dei due psichiatri, avevano una cadenza settimanale.

Gli interventi erano progettati in modo tale che di ogni paziente si occupasse principalmente un singolo operatore, al fine di realizzare una relazione individuale significativa e costante. Durante l’attuazione del Progetto, inoltre, è emerso chiaramente come, nei casi di maggior impegno per la complessità dei bisogni del paziente e degli obiettivi che ci si poneva, risultasse utile introdurre nella relazione un secondo operatore, per poter offrire una gamma di interventi più modulata e ricca. In altri casi particolarmente gravosi, dallo stesso CPS inviante è stata prospettata la necessità, a tutela dell’operatore, che l’intervento fosse compiuto mediante la contemporanea presenza di due operatori. 

Il Progetto ha inoltre utilizzato un apparato di registrazione e valutazione, costituito da modelli appositamente ideati e messi a punto, che consentivano l’annotazione dell’attività svolta con i pazienti.

A partire dal materiale annotato dagli operatori, era possibile avviare le riflessioni sull’andamento dei progetti e sugli interrogativi che gli operatori stessi ponevano sui propri interventi.

Il protocollo operativo applicato

La realizzazione del Progetto prevedeva una collaborazione operativa tra l’équipe IRTI e i CPS del DSM dell’Azienda Ospedaliera, realizzata secondo un protocollo costituito da diverse tappe di collegamento e confronto. Tale protocollo è stato presentato, in fase di avvio del Progetto, dai Responsabili IRTI ai CPS coinvolti e applicato per tutti i pazienti inseriti.

L’avvio di ciascun inserimento veniva realizzato attraverso i seguenti passaggi:

  1. l’individuazione, da parte del CPS, del paziente da candidare all’intervento IRTI;
  2. la segnalazione del candidato da parte del Referente del CPS ai Responsabili IRTI (Responsabile Scientifico o Coordinatore);
  3. uno o più incontri tra i Responsabili IRTI e i Referenti del CPS, finalizzati alla presentazione del caso per valutarne congiuntamente la candidatura e definire una prima ipotesi di progetto individuale (comprendente una prima indicazione degli scopi, della durata, della tipologia delle prestazioni, della loro frequenza);
  4. una prima valutazione interna all’équipe IRTI sulla possibilità di presa in carico del candidato;
  5. l’acquisizione, da parte del CPS, del consenso del paziente all’inserimento nel Progetto IRTI;
  6. un incontro di presentazione con il paziente, in presenza dei Referenti del CPS e dell’équipe IRTI;
  7. la valutazione conclusiva, da parte dell’équipe IRTI, sulla presa in carico del paziente;
  8. in caso di valutazione positiva, la stesura del progetto operativo, contenete gli scopi, le modalità e i tempi degli interventi;
  9. la presentazione del progetto operativo al paziente, di cui l’équipe IRTI raccoglieva il consenso;
  10. l’invio al CPS di copia del progetto operativo.

Durante il primo mese di inserimento, veniva valutata la possibilità di applicazione del progetto secondo le modalità, i tempi e gli scopi previsti e se ne individuavano eventualmente gli opportuni aggiustamenti.

La temporizzazione dei progetti si è svolta, come prestabilito, su periodi di sei mesi, allo scadere dei quali si preparava una valutazione scritta dell’andamento del progetto, realizzata mediante l’utilizzo di schede di valutazione. Sono state applicate anche scale standardizzate (Life Skills Profile -LSP-), per completare il lavoro di valutazione clinico-riabilitativa. Tali valutazioni venivano inviate al Referente del CPS, con un’indicazione sull’opportunità, a parere dell’équipe IRTI, di concludere o rinnovare il progetto per un altro semestre e, in tal caso, delle eventuali modifiche da apportarvi. Seguiva un incontro di valutazione congiunta tra i Referenti del CPS (il Curante ed eventualmente le altre figure professionali coinvolte), gli operatori IRTI dedicati al paziente e il Coordinatore e/o il Responsabile IRTI, al termine del quale venivano formalizzate le modalità della prosecuzione dell’intervento. Tale procedura veniva ripetuta allo scadere di ogni semestre.

Nel caso si fosse giunti invece a valutare opportuna la conclusione del progetto, ci si accordava per darne comunicazione al paziente, durante un incontro di restituzione sul lavoro svolto. Seguiva la stesura, da parte dell’équipe IRTI, di una relazione di chiusura del progetto.

Il collegamento con i CPS si realizzava, oltre che negli incontri previsti dal protocollo sopra presentato, anche mediante contatti, tra l’équipe IRTI e i Referenti del CPS, che venivano stabiliti in base alle esigenze del singolo progetto. Attraverso tutti questi momenti di scambio, sono stati possibili la comunicazione ai CPS delle informazioni circa l’andamento del lavoro riabilitativo e il confronto sulle condizioni cliniche del paziente. In alcuni casi, che hanno presentato momenti critici particolari, tali contatti, anche telefonici, si sono intensificati per garantire la migliore integrazione di interventi.

La collaborazione con i CPS è stata di grande importanza per la realizzazione del Progetto. In particolare, è risultato interessante e stimolante il confronto tra le due équipes, ognuna dotata del proprio organigramma e contraddistinta dai propri stili operativi e dalla propria formazione.

I pazienti inseriti e i progetti svolti

Alla data del 31 luglio 2007, le attività del Progetto avevano riguardato 17 pazienti, con graduale incremento del numero delle prese in carico (v. grafico n.1).

Grafico n. 1 – Distribuzione mensile dei pazienti in carico al Progetto.

I grafici n.2 e n.3 descrivono le caratteristiche anagrafiche dei pazienti e la loro condizione abitativa.

Grafico n. 2 – Distribuzione per età e sesso dei pazienti entrati nel Progetto.

Grafico n. 3 – Condizione abitativa dei pazienti entrati nel Progetto.

La quasi totalità dei progetti è stata rinnovata, su valutazione congiunta con i CPS, al termine del primo semestre. Anche per la maggior parte dei pazienti che avevano già superato il primo anno di inserimento era stata valutata l’opportunità di un ulteriore rinnovo. Per uno di essi, al termine del primo anno di interventi, in accordo con il CPS inviante, se è invece decisa la conclusione del progetto, per l’avvenuto raggiungimento degli obiettivi che ci si era posti. Un altro paziente, dopo una sospensione di alcuni mesi, è stato nuovamente inserito nel Progetto. Un solo paziente è uscito anticipatamente dal programma.

Quattro dei pazienti presi in carico provenivano da dimissioni da strutture psichiatriche residenziali ad alta intensità assistenziale e riabilitativa. Per essi l’intervento IRTI si è configurato come facilitatore della dimissione e ha preso avvio prima che i pazienti fossero dimessi per consentire, attraverso l’affiancamento nei permessi al domicilio, la continuità del programma riabilitativo, la graduale conoscenza con l’operatore e l’instaurarsi di una relazione di aiuto che è poi proseguita, consolidandosi, negli interventi territoriali. In questi casi i progetti hanno subito delle modifiche temporali, adeguandosi nel periodo iniziale alle maggiori necessità di supporto dei pazienti, provenienti da situazioni protette, per poi alleggerire l’intensità degli interventi e mirarli maggiormente allo sviluppo delle risorse che si erano evidenziate nei nuovi contesti di vita.

Gli interventi di ciascun progetto si sono quindi realizzati secondo modalità pensate specificamente per ogni paziente e hanno applicato il principio di flessibilità che era negli intenti del Progetto, modificando le proprie caratteristiche secondo le esigenze dei percorsi in divenire, ma sempre nel rispetto dei criteri applicativi originari.

La tabella n.2 riepiloga le caratteristiche delle prestazioni erogate nel corso del Progetto ai 17 pazienti inseriti, mettendo in evidenza i criteri temporali degli interventi svolti.

Da segnalare come, per alcuni pazienti, gli interventi abbiano raggiunto una notevole intensità, sia in termini di frequenza di accessi settimanali (fino a sei), sia in termini di durata temporale di ciascun accesso (fino ad un tempo giornaliero dedicato di 6,5 ore).

Di grande importanza è stata la costanza degli interventi, che costituivano per il paziente un punto di riferimento affidabile e durevole, con un operatore a lui dedicato. Tale costanza ha rappresentato il terreno indispensabile per gettare le basi di una relazione di aiuto e di fiducia.

Il Progetto si è anche rivolto a tre pazienti residenti in un appartamento protetto, per i quali gli interventi di gruppo erano finalizzati in modo specifico a favorire lo scambio relazionale e migliorare le modalità di convivenza. In questo caso è stato interessante notare come la coabitazione non costituisse di per sé un motivo di reale condivisione e fosse invece necessario un lavoro, che è andato ad integrarsi con quello svolto dagli operatori del CPS, di mediazione e facilitazione sia nelle relazioni interne al gruppo, sia in quelle rivolte alla realtà esterna.

Tab. n. 2 – Prestazioni erogate ai pazienti inseriti nel progetto

Conclusioni e osservazioni 

Nel periodo di sperimentazione, il volume di lavoro del Progetto si è ampliato gradualmente sulla base di criteri di prudenza e necessità di rodaggio, oltre che secondo i tempi fisiologici di diffusione della conoscenza del nuovo Servizio offerto.

Gli ingressi di nuovi pazienti nel Progetto hanno quindi portato, nell’arco temporale di 22 mesi, alla presa in carico totale di 17 pazienti, secondo un ritmo di incremento costante e tendente alla crescita.

L’offerta del nuovo Servizio ha infatti, superati i naturali tempi iniziali di avvio, trovato sempre più riscontro di interesse da parte dei CPS che, sulla scorta dei risultati dei primi casi inviatici, hanno formulato più numerose richieste di inserimenti. 

Al di là dell’aspetto quantitativo del lavoro svolto, nostro primo interesse era comunque introdurre nella riabilitazione psichiatrica un’innovazione metodologica e tracciarne delle verifiche di validità, coerentemente con le ipotesi sperimentali iniziali.

Riteniamo che il bilancio della sperimentazione da noi attuata possa prendere in considerazione due versanti di fattori: da un lato si possono analizzare i risultati in termini di mantenimento della condizione clinica di compenso gestibile al domicilio, e quindi il lavoro di contenimento esercitato dagli affiancamenti IRTI, dall’altro lato, più specificamente riabilitativo, si possono considerare tutti quegli avvenimenti consistenti nel potenziamento delle risorse dei pazienti.

Per quanto riguarda il primo aspetto possiamo, a scopo puramente esemplificativo, prendere in considerazione, come indicatori, il ricorso ai ricoveri ospedalieri e il verificarsi di eventi di emergenza.

Il dato riguardante i ricoveri ospedalieri indica globalmente che i pazienti in carico hanno presentato rarissime ospedalizzazioni psichiatriche (due ricoveri – volontari – nell’intero periodo sulla totalità dei pazienti). Ricordiamo che i pazienti in carico avevano una lunga storia psichiatrica e la quasi totalità aveva esperienze di ospedalizzazioni.

Inoltre, è significativo che i quattro pazienti dimessi da strutture residenziali ad alta intensità, nonostante la delicatezza del passaggio, che sappiamo spesso coincide con ricadute psicopatologiche, non abbiano necessitato, per tutto il periodo di nostra osservazione, di ricoveri ospedalieri.

Allo stesso modo non abbiamo dovuto registrare alcun evento di emergenza, così come non si è verificata la necessità di interventi di urgenza (ad esempio non è stato registrato alcun TS).

I momenti di difficoltà dei pazienti, che pure si sono presentati, come inevitabilmente ci si poteva attendere considerando che ci si rivolgeva a pazienti con impegnative problematiche psicopatologiche, sono stati affrontati grazie alla flessibilità degli interventi e alla capacità degli operatori di far fronte ad esigenze diverse. I momenti di particolare impegno hanno naturalmente necessitato dell’intensificazione del sostegno agli operatori, realizzata dai supervisori all’interno dell’équipe. In queste fasi si è rivelata, inoltre, fondamentale l’integrazione del lavoro tra IRTI e CPS, che ha permesso la gestione territoriale di alcune situazioni di scompenso. In queste occasioni il supporto dell’operatore IRTI e l’attento monitoraggio che esercitava, ha consentito di segnalare al Curante gli elementi necessari per approntare tempestivamente le modifiche terapeutiche appropriate.

Passando a considerare gli aspetti prettamente riabilitativi – che costituiscono il mandato principale del Progetto, pur non essendo del tutto svincolati da quelli precedentemente esposti – possiamo proporre alcuni spunti di riflessione che ci paiono utilizzabili nella valutazione complessiva della sperimentazione svolta.

Innanzitutto, vorremmo richiamare la difficoltà implicita nella valutazione oggettiva dei risultati in termini riabilitativi, per la limitatezza di indicatori di immediata lettura e per la prevalenza, invece, di indicatori complessi che necessitano di una visione più ampia, sia temporale che di significato.

I risultati che si possono ottenere nel lavoro riabilitativo riguardano infatti delle variabili molto complesse, che si rifanno alla qualità di vita del malato, in termini di concreto contesto di vita e di mantenimento e sviluppo di potenzialità pratiche, ma che rimandano anche e soprattutto ad accadimenti psichici.

I pazienti entrati nel Progetto hanno sviluppato nel tempo relazioni di fiducia con gli operatori ad essi dedicati e questo è stato il primo passo per consentire dei movimenti psichici che, a volte, non sembravano inizialmente nemmeno ipotizzabili. La flessibilità degli interventi ha permesso di approntare delle modifiche ai singoli progetti secondo le esigenze emergenti. Tali modifiche rispondevano alla valutazione, effettuata puntualmente e verificata in équipe, delle risorse stimolabili nei pazienti. Il Progetto assumeva quindi una valenza non solo di supporto (che comunque mantiene un’importanza determinante), ma anche di stimolo a favorire degli avvenimenti psichici.

La prima fase dei progetti individuali era per lo più centrata sull’instaurarsi dell’indispensabile relazione personale, anche attraverso l’operatività nel quotidiano (il “fare insieme” al paziente), a partire dall’aiutare il paziente ad occuparsi di aspetti trascurati di sé. Approfondendosi poi la conoscenza del malato, è stato possibile introdurre in ogni progetto delle variabili appositamente pensate, sulla base delle aspettative dei risultati che si ritenevano raggiungibili. In questo senso è stato letto come un successo significativo ogni momento di espressione di nuovi desideri, che prontamente venivano raccolti per essere elaborati con il paziente. L’emergere di materiale psichico elaborabile, in pazienti che inizialmente parevano cristallizzati su bisogni assistenziali, ha costituito un passo di primario interesse nel lavoro svolto nel periodo di operatività del Progetto.

Per quanto riguarda ancora la valutazione dei risultati di riabilitazione, esponiamo alcune considerazioni nate dall’elaborazione delle discussioni con gli operatori.

Di frequente riscontro è stata la percezione, da parte dell’operatore, di aver guadagnato la fiducia del paziente e di costituire per lui un punto di riferimento, con tutta la responsabilità che ciò comporta.

Sapere che il paziente aspetta la visita dell’operatore come il momento che gli permette di sperimentare la vicinanza alla normalità, cogliere la graduale rivitalizzazione del legame con la realtà e la ripresa di un senso dell’esistenza che in tanti casi sembrava inaridito, hanno rappresentato degli indicatori a nostro parere insostituibili, per importanza, sul giudizio di utilità del lavoro svolto. Così come, in altri casi, costituire per il malato un ponte relazionale in un periodo di particolare difficoltà, che gli ha permesso, pur vivendo l’esperienza destrutturante della psicosi, di rimanere agganciato al mondo reale, attraverso il contatto con chi aveva gli strumenti per fornirgli quell’aiuto discreto e flessibile di cui necessitava.

In quest’ottica anche le operazioni quotidiane acquistano un’importanza primaria. Aiutare il paziente a prendersi cura della propria persona e della casa, uscire per fare la spesa o per delle commissioni, diventano un’occasione unica e delicata, feconda di possibilità relazionali e ricca anche di significati terapeutici. Proprio per la rilevanza che acquistano gesti apparentemente semplici, risulta fondamentale che essi vengano affidati a un operatore capace e consapevole, che abbia la possibilità di affrontare poi nel contesto dell’équipe e delle supervisioni il significato di ciò che accade con il malato e che si riflette inevitabilmente in ciò che prova a livello personale.

Le considerazioni esposte si pongono come spunti che crediamo possano dare l’idea del lavoro da noi svolto in questo periodo di attività, durante il quale ci siamo dedicati all’applicazione di un Progetto che riteniamo possa effettivamente costituire l’introduzione di una pratica innovativa.

L’applicazione del modello sperimentale descritto ha infatti permesso di realizzare degli interventi specifici, articolati e continuativi, che crediamo possano aprire delle nuove prospettive nella prassi riabilitativa offrendo una nuova occasione di approccio ai bisogni più complessi e impegnativi dei pazienti.


[1] S. Milani, Psichiatra, Responsabile Scientifico Progetto IRTI (sino al 31/07/2007); P.R. Cavalleri, Psichiatra, Responsabile Area Psichiatrica Fond. Menotti (sino al 31/07/2007).

La riproduzione del presente testo è consentita a condizione che ne venga citata la fonte, che dovrà contenere: indicazione dell’autore, titolo del testo, riferimenti bibliografici (nel caso di pubblicazioni a stampa) e indicazione del dominio web da cui il testo è tratto.

Contesto

Pubblicato in: "Psichiatria oggi"

Co-autori

Simona Milani

Data

Dic 2007

Riassunto

Tipo di testo

pubblicazione

Argomento

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