Libertà e necessità: una lettura psicoanalitica

Accingendomi a scrivere le seguenti osservazioni sul tema libertà e necessità, un grave incidente subìto da un amico e per il quale si è temuto per la sua vita, mi ha indotto – a ragion veduta, indubbiamente – a trascorrere molte ore al suo capezzale in una sala di rianimazione. Cito questo fatto non solo per discolparmi dell’aver lasciato inconcluso quanto stavo per afferrare, ma anche perché – a ben vedere – l’evenienza in atto ha costituito per me una inaspettata via di accesso al tema stesso, ovvero il rapporto tra libertà e necessità; rapporto che, sottolineo e spero che apparirà più chiaro alla fine del mio discorso, trova un perno a mio avviso capitale nel momento in cui emerge una circostanza definita dalla caratteristica dell’essere inaspettata. Quando si mostra, quindi, uno scarto tra l’affermazione di un progetto previsto e saputo ed il riconoscimento di un quid che, ad un dato momento, eccede.

Nel discorso propongo, cioè, di considerare i termini di libertà e necessità in funzione di attributi: fatto, accadimento… libero/necessitato; e di introdurre tra di essi un terzo termine, un termine medio: la categoria dell’inaspettato.

Lascio per il momento queste considerazioni, che anticipano le conclusioni che ho intenzione di proporre, per riferire ora quanto si può ricavare, in ordine alla questione della libertà, a partire dalla riflessione che su questo tema è stata condotta dalla teoria psicoanalitica.

Ha senso, dopo Freud, parlare ancora di libertà dell’agire umano? L’indagine psicoanalitica quale contributo può dare a questo dibattito e quali prove porta a sostegno della propria tesi, ammesso che ne sostenga una?

La legge del determinismo dell’accadere psichico[1] fa apparire la libertà come un’illusione. Determinismo significa che ciò che il soggetto presume qualificare come atto libero, non è altro che un atto determinato da una o più premesse la cui esistenza, o anche soltanto il cui nesso causale con l’atto prodotto, sfuggono al soggetto stesso.

La prova dell’esistenza di una concatenazione causale in quanto inconscia sta nel meccanismo della produzione onirica, comprese le deformazioni e sostituzioni che si producono nel ricordo e nella formulazione verbale del sogno stesso[2] ed inoltre in tutti quegli atti descritti ed analizzati nella “Psicopatologia della vita quotidiana”: atti mancati e lapsus. Anche il meccanismo del motto di spirito e della produzione dell’humor avviene in base ad una relazione taciuta, e pertanto non apparente, ma altrettanto presente e certa tanto da ottenere regolarmente il risultato di muovere al riso.[3] La stessa regola fondamentale freudiana, basata paradossalmente sulla produzione da parte del paziente di libere associazioni è un paradosso: mette a nudo il fatto che dando ad un soggetto la libertà di esprimersi a suo piacimento, egli sarà invariabilmente condotto a parlare, in maniera celata a lui stesso, di qualcosa in relazione con un conflitto inconscio. Pertanto, tali contenuti che emergono nel soggetto quando egli non impone intenzionalmente alcun controllo al proprio discorso, rivelano, al di sotto della casualità con cui si presentano fenomenologicamente, l’intima necessità che caratterizza ogni processo determinato.[4]

Da ultimo,[5] Freud indica essere specifico dell’apporto della psicoanalisi l’aver mostrato, sulla scia delle precedenti rivoluzioni antropologiche di Copernico e di Darwin, che “l’uomo non è padrone neppure in casa propria”,[6] ovvero che l’io cosciente non è unico arbitro della direzione che intende imprimere al proprio cammino, ma che questo è più spesso il risultato di forze incontrollate.

Che spazio rimane dunque alla libertà? Vorrei notare che anche in Freud la problematica della libertà umana non è stata definitivamente liquidata. Egli stesso fa un’affermazione sorprendente che ci può servire di base per un ulteriore approfondimento. Egli dice che nella terapia il paziente, ripercorrendo le fasi più remote dello sviluppo psichico, “verrà condotto ad acquisire quel più di libertà spirituale che distingue, da un punto di vista sistematico, l’attività psichica cosciente da quella inconscia”.[7]

Il processo di guarigione si rivela quindi come appartenente ad un ordine che non è quello della necessità: non si guarisce per necessità, ovvero la guarigione non si produce necessariamente. L’impossibilità di trovare criteri predittivi circa l’esito di un processo di cura analitica non mi sembra testimoniare solo della non conoscenza di tutti gli elementi che determinano lo stato attuale di malattia, ma mi sembra indicare che la guarigione ha a che fare con una capacità di scelta dell’individuo. Freud stesso, al termine della sua esperienza, scrive che “non abbiamo alcun mezzo per prevedere le sorti future di una guarigione”,[8] frase che – se pur spostata alla fine, al dopo dell’analisi – è esattamente sovrapponibile a quella prima detta, che si riferiva alla possibilità di effettuare delle previsioni in un tempo iniziale, se riconosciamo nella domanda di analisi non solo una domanda di guarigione futura ma, ed in molti casi lo è, l’acquisizione di una capacità di parola che, dal punto di vista logico, penso possa essere considerata già una guarigione sui generis.

C’è quindi uno scarto tra la necessità dell’ammalarsi e la non-necessarietà del guarire. Questo stato di non-necessità alla base del processo di guarigione è forse un elemento utile nella serie: possibilità – scelta – capacità – libertà.

Riprendo a questo punto lo sviluppo del mio tema il cui scopo è solo quello di articolare tra di loro alcune osservazioni circa la possibilità di individuare nel lavoro della psicoanalisi, intesa anche come pratica, una funzione non deterministica. Per far questo commenterò alcuni passaggi di un testo di Freud, “Costruzioni nell’analisi”, scritto nel 1937.

Dice Freud: “L’intento del lavoro analitico è notoriamente quello di far sì che il paziente rinunci alle rimozioni – nel più ampio senso intese”.[9]

Commento: Freud propone la tesi che esista un lavoro analitico il cui scopo si pone in alternativa allo scopo, al prodotto, del lavoro dell’inconscio, cioè la rimozione, o meglio, al plurale: le rimozioni, i singoli atti di rimozione che evidentemente sono concatenati gli uni agli altri. Concludendo il commento di questo passaggio: lo scopo del lavoro analitico, essendo alternativo alla rimozione – il cui regime di funzionamento è dato dalla legge del determinismo – opera nella direzione della produzione di una certa libertà.

Continuando l’esame di questo testo, vediamo che Freud affronta la questione di quale sia per l’analista il compito in ordine al raggiungimento di questo scopo. Risponde che “l’analisi deve scoprire, o per essere più esatti costruire il materiale dimenticato a partire dalle tracce che di esso sono rimaste”.[10] Continua ponendo l’analogia tra lavoro dell’analista e lavoro dell’archeologo e giunge alla conclusione che “mentre per l’archeologia la ricostruzione coincide con la meta ed il termine di tutti gli sforzi, per l’analisi la costruzione è soltanto un lavoro preliminare”,[11] la comunicazione della quale all’analizzato è fatta (non è detto che si tratti solo di parole) “affinché produca su di lui i suoi effetti”.[12] Effetti che, definisce più avanti, non sono da rintracciare nel sì o nel no pronunciati dal malato, ma in “convalide indirette”,[13] ossia nell’ulteriore produzione di qualcosa ancora – nuovi ricordi – che integri ed ampli la ricostruzione della realtà psichica remota, con allusione alla dinamica – propria del discorso – del suo instancabile rilanciarsi.

Vorrei commentare questa seconda sequenza di frasi che ho enucleato dal testo, osservando che, nello svolgimento, Freud introduce la distinzione tra costruzione ed interpretazione: nel senso che la seconda si riferirebbe ad un singolo elemento del materiale, mentre la prima, che definisce “di gran lunga più appropriata”[14] per descrivere ciò a cui si è accinto, si riferirebbe alla rilettura, in senso forte, di interi brani della vita dell’analizzato, rilettura che promuoverebbe un cambiamento.

Mi pare che Freud, sentendo qui il bisogno di rintracciare due termini diversi per indicare in fondo la medesima operazione (non sono certo differenze quantitative che lo obbligano a discriminare), avverta di essere sul punto di oltrepassare, proprio tramite questa operazione di interpretazione – costruzione, la soglia che dal regno posto sotto la giurisdizione del determinismo conduce al campo di una nuova produzione di senso e dunque al campo della libertà.

L’operazione di interpretazione – costruzione sarebbe forgiata come una cerniera che, innestandosi con una sua parte sul lavoro dell’inconscio a partire dalle sostituzioni deterministicamente prodottesi, con l’altra parte opererebbe nel campo di ciò che diventa possibile, i cui effetti si produrrebbero al di fuori delle leggi del determinismo. Del resto, al momento dell’interpretazione è riconosciuta, anche nel campo più vasto del lavoro scientifico generalmente inteso, una funzione non solo di somma, ma anche di vero e proprio avanzamento nella costruzione del rapporto tra teoria e realtà.

Mi sembra dunque che Freud avverta questa doppia funzione, che ho definito di cerniera, dell’interpretazione che, utilizzando le parole di Lacan, possiamo definire: “la rivelazione di quei punti vissuti soggettivi, in cui emerge una parola che sorpassa il soggetto che discorre”.[15] Questo sorpassare, questa possibilità sorprendente di cambiamento di discorso mi sembra sia il proprium di quella dimensione senza la quale “una comunicazione è solo qualcosa che trasmette, pressappoco dello stesso ordine di un movimento meccanico”,[16] cioè strettamente deterministico.

È questa la dinamica freudiana che l’insegnamento di Jacques Lacan ha permesso di cogliere fin dai primi Seminari, in particolare quello dedicato a “Gli scritti tecnici di Freud”, da cui possiamo estrarre e commentare due illuminanti osservazioni. “Il proprio del campo psicoanalitico è di supporre in effetti che il discorso del soggetto si sviluppi normalmente – questo è di Freud – nell’ordine dell’errore, del misconoscimento, anzi della menzogna. (…) Ma ecco la novità, durante l’analisi, in questo discorso che si sviluppa sul registro dell’errore, succede qualcosa attraverso cui la verità fa irruzione, e non è la contraddizione”.[17]

“La parola veridica, che noi siamo tenuti a svelare, non attraverso l’osservazione ma attraverso l’interpretazione, nel sintomo, nel sogno, nel lapsus, nel Witz, obbedisce ad altre leggi da quelle del discorso, soggetto alla condizione di muoversi nell’errore fino al momento in cui incontra la contraddizione. La parola autentica ha altri modi, altri mezzi dal discorso corrente”.[18]

I due passaggi citati permettono di articolare due questioni conclusive che tenterò di formulare nel modo seguente:

1 – Se la condizione della rimozione è prodotta da quella che è stata chiamata legge del determinismo psichico, simmetricamente possiamo ricondurre l’esperienza dell’irruzione della verità – nel discorso – all’esistenza di una legge non deterministica di cui questa irruzione costituirebbe l’effetto, testimoniando nel contempo il passaggio del soggetto ad una condizione che cautamente definiremo utilizzando la formula di “più di libertà”?[19]

2 – Se l’interpretazione costituisce lo strumento che favorisce lo svelamento della parola veridica – grazie alla sua irruzione nel discorso che permette al discorso stesso di disobbedire alle leggi deterministiche che lo reggono – la sua funzione non è forse proprio quella di introdurre, aprire, promuovere e dimostrare l’esistenza di un’alternativa alla legge del determinismo?

Queste considerazioni spingono dunque a riconoscere in ciò che è inaspettato, come anticipavo nel mio esordio, la caratteristica della verità e la causa della libertà. Alla luce di questa lettura possiamo allora concludere che la forma esistenziale attraverso cui l’esperienza della libertà si fa accessibile è rappresentata da un movimento, che si produce nel soggetto, in forza del quale egli si coglie in un luogo in cui non presumeva di ritrovarsi, pur essendoci già senza saperlo. Da lì, a partire da quella scoperta, diviene possibile realizzare un cambiamento di registro; e questa è un’operazione non deterministica.


[1] Cfr. FREUD S., 1901, Psicopatologia della vita quotidiana; in particolare il cap. XII: “Determinismo, credenza nel caso e superstizione”, in: Boringhieri, OSF, vol. IV.

[2] Cfr. FREUD S., 1900, L’interpetazione dei sogni; in particolare il cap. VII: “Psicologia dei processi onirici”, in: Boringhieri, OSF, vol. III.

[3] Cfr. FREUD S., 1905, Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio; in: Boringhieri, OSF, vol. V.

[4] Cfr: FREUD S., 1915-17, L’introduzione alla psicoanalisi; lezione VI: “Premesse e tecnica dell’interpretazione”, in: Boringhieri, OSF, vol. VIII.

[5] Op. cit., lezione XVIII: “Fissazione al trauma”, pag. 446.

[6] FREUD S., 1916, Una difficoltà della psicoanalisi, in: Boringhieri, OSF, vol. VIII, pag. 663.

[7] FREUD S., 1915, Osservazioni sull’amore di traslazione, in: Boringhieri, OSF, vol. VII, pag. 373.

[8] FREUD S., 1937, Analisi terminabile ed interminabile, in: Boringhieri, OSF, vol. XI, pag. 506.

[9] FREUD S., 1937, Costruzioni nell’analisi, in: Boringhieri, OSF, vol. XI, pag. 541.

[10] Op. cit., pag. 543.

[11] Op. cit., pag. 544.

[12] Ibidem.

[13] Op. cit., pag. 546.

[14] Op. cit., pag. 545.

[15] LACAN J., 1953-54, Il Seminario, libro I: Gli scritti tecnici di Freud, Einaudi, pag. 330.

[16] Op. cit., pag. 295.

[17] Op. cit., pag. 327.

[18] Op. cit., pag. 330.

[19] Vedi nota (8).

La riproduzione del presente testo è consentita a condizione che ne venga citata la fonte, che dovrà contenere: indicazione dell’autore, titolo del testo, riferimenti bibliografici (nel caso di pubblicazioni a stampa) e indicazione del dominio web da cui il testo è tratto.

Contesto

Relazione al Seminario “Pensare la salute mentale. Questioni e riflessioni intorno all’operare psicosociale”, organizzato da I.P.S.A., Milano, giugno 1985. Pubblicato in: "Società e Salute", n. 61, Luglio-Settembre 1990, p. 6

Co-autori

Data

Giu 1985

Riassunto

Tipo di testo

orale, pubblicato

Argomento

ID, 'Co-autori', true))) { >?

Price: ID, 'Co-autori', true); ?>

?